Manildo: «La sanità sarà la priorità per il Veneto. L’assessore? Una figura tecnica e competente»

Manildo: «La sanità sarà la priorità per il Veneto. L’assessore? Una figura tecnica e competente»

Manildo: «La sanità sarà la priorità per il Veneto. L’assessore? Una figura tecnica e competente»

Un assessore tecnico, non scelto per appartenenze politiche ma per competenza e visione. È questa la linea tracciata da Giovanni Manildo, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Veneto

L’ex sindaco di Treviso ha indicato la sanità pubblica come il tema cardine della sua campagna elettorale, sottolineando la necessità di un forte rilancio del sistema regionale: «L’assessore dovrà essere un tecnico di alto profilo, capace di garantire che la sanità rimanga saldamente pubblica e incentrata sulla valorizzazione del personale medico e sanitario», ha spiegato.

Sanità veneta tra eccellenza e criticità

Manildo ha riconosciuto che il Veneto può contare su “un’eccellenza sull’eccellenza”, ma che nella quotidianità emergono problemi significativi: liste d’attesa interminabili, carenza di personale e crescenti difficoltà di accesso ai servizi.
«Oggi ci sono circa 300 mila veneti che rinunciano a curarsi, mentre molti altri sono costretti a rivolgersi al privato. Per invertire la tendenza serve un piano straordinario di assunzioni di medici, infermieri e operatori sanitari», ha dichiarato.

Il candidato ha inoltre denunciato il calo dei medici di base – “solo 0,67 ogni mille abitanti, ne mancano almeno un migliaio” – e la scarsità di investimenti nella salute mentale, un ambito che, ha ricordato, “non è inserito tra i LEA e quindi non è oggetto di monitoraggio costante”.

Più risorse e una visione europea

Sul fronte nazionale, Manildo ha chiesto al Governo di portare al 7% del PIL la quota destinata alla sanità, in linea con la media europea, rispetto all’attuale 6%.
«È una condizione indispensabile per garantire servizi equi e universali», ha affermato.

Il primo atto da presidente: la Pedemontana

Il suo primo atto da presidente della Regione: richiedere il contratto della Pedemontana Veneta.
Secondo lui, l’attuale modello di partenariato pubblico-privato presenta un’allocazione del rischio «anomala», che avrebbe generato un esborso di circa 50 milioni di euro nell’ultimo anno.
«Se i pedaggi non coprono il canone al concessionario, la Regione rischia di dover intervenire con fondi propri. È una situazione che va chiarita subito, perché quelle risorse potrebbero essere destinate a settori essenziali come la sanità o la salute mentale», ha concluso.

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