Allarmi bomba nelle scuole, il Veneto ancora nel mirino: molti istituti coinvolti in Italia
Allarmi bomba nelle scuole, il Veneto ancora nel mirino: molti istituti coinvolti in Italia
Allarmi bomba nelle scuole, il Veneto ancora nel mirino: molti istituti coinvolti in Italia
Nuova ondata di false minacce via e-mail: il 2 novembre evacuate diverse scuole venete, soprattutto nelle province di Padova, Venezia, Rovigo e Treviso. Dopo il precedente del 19 ottobre, indaga la Polizia Postale per risalire ai responsabili.
La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro, dedicato alla formazione e alla crescita dei ragazzi. Eppure, nelle ultime settimane, centinaia di studenti italiani si sono trovati a fare i conti con una situazione tutt’altro che ordinaria: una serie di falsi allarmi bomba, diffusi attraverso messaggi di posta elettronica indirizzati agli istituti scolastici.
Il Veneto è tra le regioni maggiormente interessate dal fenomeno. L’ultimo episodio risale alla mattina del 2 novembre 2026, quando numerose scuole hanno ricevuto e-mail contenenti minacce di attentati, provocando evacuazioni, interventi delle forze dell’ordine e momenti di forte preoccupazione tra studenti, insegnanti e famiglie.
La nuova ondata di allarmi del 2 novembre
A livello nazionale sarebbero stati coinvolti 271 istituti scolastici. Le comunicazioni, in parte redatte o tradotte in lingua araba, annunciavano la presenza di ordigni esplosivi all’interno delle scuole, descrivendo modalità e tempi di attivazione e accompagnando le minacce con riferimenti espliciti a possibili aggressioni.
L’allarme ha fatto scattare immediatamente i protocolli di sicurezza: edifici evacuati, studenti accompagnati all’esterno e interventi delle forze dell’ordine, con il supporto degli artificieri e delle unità cinofile.
Le verifiche effettuate non hanno portato al ritrovamento di ordigni o materiali sospetti. Le minacce si sono quindi rivelate infondate, ma le conseguenze organizzative e psicologiche per le comunità scolastiche sono state significative.
In Veneto, le segnalazioni hanno interessato soprattutto le province di Padova, Venezia, Rovigo e Treviso. Tra gli istituti coinvolti figurano l’Istituto d’Istruzione Superiore Algarotti, nel centro storico di Venezia, e l’Istituto Comprensivo di Cervarese Santa Croce, nel Padovano, con l’evacuazione della scuola primaria Papa Luciani di Fossona.
Non è la prima volta: il precedente del 19 ottobre
A preoccupare è soprattutto il ripetersi degli episodi in un arco temporale molto ristretto.
Già il 19 ottobre 2026, infatti, una precedente ondata di segnalazioni aveva interessato numerose scuole venete. In quell’occasione, la provincia di Verona era risultata tra le più colpite, con 27 istituti evacuati.
Tra i comuni interessati figuravano Castel d’Azzano, Povegliano Veronese e Bosco Chiesanuova. Segnalazioni ed evacuazioni avevano riguardato anche la provincia di Padova, con la scuola media Vivaldi di Montegrotto Terme, l’istituto Newton-Pertini di Camposampiero e la scuola primaria Rodari nel capoluogo.
La nuova ondata del 2 novembre conferma dunque il ripetersi di una strategia che punta a seminare paura attraverso comunicazioni anonime e minacce rivolte direttamente alle istituzioni scolastiche.
Le conseguenze: scuole evacuate e famiglie in apprensione
Anche quando le minacce si rivelano prive di fondamento, il loro impatto è tutt’altro che trascurabile.
Ogni segnalazione comporta l’attivazione di procedure di emergenza, l’intervento di pattuglie e specialisti e, spesso, l’interruzione delle attività didattiche per consentire le verifiche di sicurezza.
A pagare il prezzo più alto sono anche gli studenti, costretti ad abbandonare improvvisamente le aule e a vivere momenti di incertezza e preoccupazione. Una situazione che coinvolge inevitabilmente anche insegnanti, personale scolastico e genitori.
Oltre ai disagi organizzativi e alle ore di lezione perse, resta quindi il problema della serenità degli ambienti scolastici, che devono continuare a rappresentare luoghi di sicurezza e tranquillità.
Le indagini della Polizia Postale
Sul fronte investigativo sono al lavoro gli specialisti della Polizia Postale, impegnati a individuare gli autori delle comunicazioni e a ricostruire la provenienza dei messaggi.
Le modalità di invio, caratterizzate dall’utilizzo di strumenti che possono rendere più difficile identificare il mittente, rappresentano una delle principali difficoltà per gli investigatori. Tra gli aspetti da approfondire figurano l’eventuale utilizzo di VPN, server esteri e servizi di posta elettronica che consentono di proteggere l’identità degli utenti.
Alcuni elementi presenti nelle comunicazioni, comprese le firme e i riferimenti a presunte organizzazioni, sono oggetto di approfondimento. Saranno le indagini a chiarire se dietro gli episodi vi sia un’unica regia o se si tratti di iniziative riconducibili a soggetti differenti.
Le ipotesi di reato possono comprendere, in base agli accertamenti, il procurato allarme, l’interruzione di pubblico servizio e altre fattispecie legate alle minacce e alle comunicazioni di carattere terroristico.
La presa di posizione delle istituzioni venete
Durissima la reazione del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha condannato gli episodi e ribadito il diritto di studenti e insegnanti a vivere la scuola in un ambiente sicuro.
«Gli allarmi bomba e le mail ricevute da alcune scuole del Veneto sono qualcosa di inaccettabile. Siamo di fronte all’attività di veri irresponsabili che utilizzano la posta elettronica per seminare panico non solo tra gli studenti e i docenti, ma anche tra le famiglie. I nostri ragazzi hanno il diritto di vivere la scuola come un luogo sicuro e protetto. Il Veneto non accetta ricatti o intimidazioni».
Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Rucco, chiedendo il massimo rigore nell’individuazione dei responsabili e sollecitando una riflessione sull’efficacia degli strumenti normativi per contrastare questo genere di reati informatici.
Intanto, mentre proseguono gli accertamenti, resta la preoccupazione per il ripetersi di episodi che, pur senza riscontri di pericolo concreto, stanno coinvolgendo un numero sempre maggiore di comunità scolastiche.
La priorità resta quella di garantire la sicurezza degli istituti e tutelare la serenità di studenti, famiglie e personale scolastico.

